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L’autodifesa istintiva

Lo sappiamo tutti: quando sei sotto stress, in una situazione di grave pericolo in cui la tua incolumità fisica è a rischio, la nostra mente va in tilt. L’adrenalina raggiunge livelli tali da causare la tachicardia, respiro affannoso, visione a tunnel. Insomma, non sei più tu. Non riesci a ragionare freddamente su cosa fare e come reagire; sei in preda al panico, schiavo della paura. In quel momento, l’unica cosa che ti salva è l’istinto. E l’unica difesa personale davvero efficace è quella istintiva.

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La difesa personale basata sull’istinto è anche l’unica che riesce davvero a sfruttare gli aspetti positivi della scarica di adrenalina, a cominciare dall’aumento immediato di energia. Quell’energia che ti aiuta a fuggire (soluzione intelligente e onorevole, quanto possibile), oppure reagire con maggior rigore e aggressività. L’autodifesa istintiva non insegna tecniche complesse, che hanno bisogno di essere memorizzate; aiuta invece a risvegliare l’istinto di sopravvivenza, insito in ciascuno di noi. E’ quello che ci sveglia quando, di notte, sentiamo un rumore sospetto; che ci fa coprire il viso e la testa con le mani quando ci viene scagliato contro un oggetto; e che ci porta a cadere con le mani davanti, per non farci male.

Michelangelo sosteneva che, come scultore, il suo compito fosse di osservare il blocco di marmo e togliere il superfluo. Lo stesso vale per la difesa personale istintiva. Il Wilding non insegna nuove tecniche, quindi non aggiunge; aiuta invece a liberarci dalla coltre di ragionamento razionale che è utilissima quando si tratta di ragionare freddamente su un tema, ma che in  caso di vita o di morte, quando tutto viene deciso in pochi secondi, può diventare fatale.